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Fondi Strutturali Europei 2014-2020

Il Rosetti di nuovo in Europa con Erasmus

Foto di gruppo

Le comuni radici europee nel racconto popolare

Secondo programma Erasmus + di scambi tra scuole con mobilità di studenti e docenti per il liceo Rosetti. Terminato a ridosso dell’estate il primo progetto dal titolo “Math around us”, il nostro istituto torna in Europa, in rappresentanza dell’Italia, con Ungheria, Portogallo, Danimarca, Croazia, Romania per sviluppare il percorso “Our common European tale” (Il nostro comune racconto europeo).

Protagonisti della prima tappa del programma gli studenti Davide Dell’Ernia (III S) e Michela Mattioli (III D) ed i docenti Anna Nardecchia (coordinatrice del progetto) e Giancarlo Brandimarti, che dal 5 all’11 novembre scorsi hanno avuto modo di soggiornare a Budapest, ospite la scuola capofila del progetto, l’istituto Petrik Lajos Vocational School. Intenso il calendario degli appuntamenti e delle attività che si sono aperte con l’accoglienza delle delegazioni dei paesi partecipanti, grazie ad un coinvolgente gioco di autopresentazione, utile per rompere il ghiaccio e instaurare quel clima di empatia che caratterizza l’Erasmus. Da quel momento in poi l’intero gruppo ha lavorato, sempre in lingua inglese, per tracciare la strada che porterà allo scopo finale del programma: individuare, sulla base della tradizione di ciascun paese, gli elementi caratterizzanti ma al contempo comuni della narrazione popolare europea. Strumento privilegiato quindi il racconto, declinato nelle forme della fiaba, della favola, della novella, che mette in luce le analogie tra le diverse culture, a partire dalla tradizione orale più antica sviluppata anche da significative voci della cultura classica, da Esopo a Fedro.

Durante la settimana i ragazzi, che sono stati ospitati nelle famiglie, ed i docenti di tutti i paesi hanno concretizzato le indicazioni che, già prima di partire, avevano ricevuto dai colleghi ungheresi: sulla base del materiale relativo alla narrazione di tipo favolistico (con protagonisti animali), il gruppo ha realizzato lo spettacolo Hungry like a wolf, al cui interno ogni studente aveva un proprio ruolo. E per realizzarlo al meglio la scuola ungherese ha proposto anche un breve seminario a tema culturale ed antropologico sulle  radici del racconto popolare in Europa, la visita di Budapest e di un caratteristico villaggio rurale (Holloko), interamente preservato e dichiarato patrimonio Unesco.

Un lavoro articolato e complesso che presuppone, in ciascuna mobilità (ogni paese, infatti, accoglierà a turno tutti gli altri), la conoscenza delle tradizioni della nazione ospitante e le caratteristiche peculiari della sua narrazione popolare di tipo scritto ed orale. Su questa linea, quindi, stanno già lavorando da tempo anche gli studenti ed i docenti coinvolti nella prossima mobilità, programmata dal 26 febbraio al 3 marzo in Portogallo. In questo caso il gruppo di lavoro ha già prodotto un questionario incentrato sul ruolo e la funzione degli animali nella tradizione narrativa, anche letteraria, italiana e sta studiando quella portoghese e si accinge a studiare il materiale relativo al Portogallo.

Nel frattempo materiali raccolti ed attività svolte, oltre alla finalità generali di questo programma Erasmus + possono essere fruiti sul sito http://www.our-common-european-tale.com, al cui interno compare anche il video dello spettacolo realizzato in Ungheria. Tra gli obiettivi delle mobilità Erasmus +, infatti, c’è anche quello della condivisione e disseminazione delle attività svolte nelle singole sedi scolastiche ed in quella ospitante. Sull’esperienza in terra magiara la testimonianza di uno dei due studenti, Davide Dall’Ernia.

La mattina del 5 Novembre è iniziata con molte emozioni e pensieri contrastanti: ansia ed impazienza, ma anche tristezza nel partire. Al tempo stesso mi ponevo tante domande: sarò all’altezza di questo progetto? Riuscirò a stringere amicizia con gli altri ragazzi? Sarò in grado di sostenere un’esibizione teatrale in un’altra lingua? Quanti chili perderò in questa città che vive di zuppe e minestre? (sono stati due, per la cronaca). Atterrati a Budapest l’incontro con i nostri Hosts, ovvero i ragazzi che ci avrebbero ospitato per i sei giorni di permanenza. Zsolt, il mio host, è un diciassettenne che frequenta una scuola specializzata in materie chimiche e tecnologiche, interessato al teatro e molto disponibile nei miei confronti La settimana inizia con un lunedì intenso: sveglia alle 7 per ritrovarsi a scuola alle 9, con quaranta minuti tra metropolitane e bus. La struttura era divisa in due plessi, dove i ragazzi si spostavano a seconda dei corsi che frequentavano. La mattina, due ragazze ci hanno proposto diversi giochi con l’obiettivo di far amalgamare il gruppo. Ad esempio, ci hanno chiesto di avere dei Flash Dates, letteralmente degli “appuntamenti lampo”, i quali consistono nel parlare ininterrottamente per tre  minuti con perfetti sconosciuti; in questo modo, ho conosciuto due ragazze che si sono rivelate le mie anime gemelle, Nanna e Patricia, le danesi. Nel pomeriggio, io e Michela abbiamo presentato la nostra scuola con un video, in cui venivano mostrati i vari laboratori, la sezione sportiva e le attività extracurriculari come teatro, Club dei lettori, Radio jeans. Durante i cinque ho avuto la possibilità di ammirare molti luoghi di grande interesse, dalle sinagoghe di Budapest, al Parlamento, immenso e costituito da lunghi corridoi che portano a stanze giganti e decorate perfettamente con tappeti, statue ed addirittura con l’antica corona reale. Abbiamo visitato anche il museo dell’Etnologia, nel quale ci sono state illustrate con racconti ed immagini la storia, la cultura e le favole dell’Ungheria. Inoltre, il mercoledì mattina siamo partiti verso Hollòko, un vecchio centro rurale a due ore da Budapest. Finalmente il venerdì abbiamo recitato una storia scritta completamente dagli studenti ungheresi, intitolata “Hungry Like a Wolf” (affamato come un lupo, moderna versione di “Cappuccetto Rosso”). Dopo la rappresentazione teatrale, pomeriggio di visita alla città: abbiamo oltrepassato il Danubio e passeggiato alla ricerca di curiosità e occasioni di shopping. Inutile dire che a quel punto la complicità tra noi ragazzi era al massimo; immancabili le lacrime del distacco, più o meno palesi. Così stiamo già progettando un raduno, che si terrà magari in Germania o a Londra per trascorrere un’altra settimana insieme. Siamo tornati stanchi, ma molto felici per l’esperienza fatta. Mi mancano le passeggiate per le grandi vie di Budapest, il rumore dei tram e delle sirene della polizia, ed ovviamente tutte le persone fantastiche che ho conosciuto grazie allo scambio. Sono molto riconoscente verso tutti coloro che hanno permesso questa incredibile opportunità di condivisione umana e culturale. L’anno prossimo proverò a far richiesta per partecipare, in Erasmus, allo stage lavorativo di un mese all’estero; chissà che non possa ripetere la magnifica avventura che ho vissuto.

GALLERIA FOTOGRAFICA

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